Paolo Botti Quartet – Looking Back

Paolo Botti Quartet - Looking Back

Caligola Records – Caligola 2012 – 2008




Paolo Botti: viola, banjo, dobro

Dimitri Grechi Espinoza: sax alto

Tito Mangialajo Ratzer: contrabbasso

Filippo Monico: batteria






Radici e radicalità. In estrema sintesi, il percorso seguito da Paolo Botti nel concepire brani e atmosfere di Looking Back unisce suoni ed espressioni di diversa provenienza: si passa dal blues acustico e ancestrale, con i suoni del dobro, e da uno sguardo alle atmosfere hot jazz alle esperienze del free colemaniano e post-colemaniano.


Innanzitutto la formazione. Il quartetto è assemblato in modo del tutto personale: la strumentazione del leader, già, di per sé, variegata e non consueta, si incontra senza mediazioni di sorta con il sax alto e lo stile moderno – attento alle avanguardie ma anche al groove e alle melodie – di Dimitri Grechi Espinoza. La ritmica compie, nel disco, un percorso frastagliato: swinga, incalza e risponde alle sollecitazioni dei solisti e alle sonorità degli strumenti, disegna atmosfere sospese come, ad esempio. in Caldo.


Looking back si muove tra istanze sonore diverse. Si confrontano, anche in modo stridente, radici e intenzioni radicali: l’approccio sonoro è libero, a volte spericolato, per citare la presentazione dello stesso Botti, e si avvale – si contiene o si contrasta, a seconda delle occasioni e dei punti di vista – delle sonorità seminali di strumenti come il dobro e il banjo e del passato, nobile e austero, della viola. Per continuare nella citazione di Botti, si coglie il senso di continuità delle posizioni più avanguardiste con le radici primordiali della musica afroamericana, blues, gospel e spiritual e jazz delle origini, si può individuare senza difficoltà il legame che unisce la scelta della strumentazione al mondo sonoro di Ornette Coleman.


Guardare indietro e muoversi tra i due poli linguistici scelti in un andirivieni continuo, alla ricerca di connessioni, confronti o frizioni. Il nucleo narrativo ed espressivo del disco è questo e Botti lo illustra subito con le note di Morning Song, brano di apertura del disco, con il suo procedere dalle prime invocazioni del sassofono alla deriva aperta e sempre più informale del finale.


La spola tra i due elementi è l’atteggiamento costante di Looking back e si avvantaggia dei diversi strumenti utilizzati da Botti. Banjo, viola e dobro portano prospettive differenti a seconda dei casi: il primo impatto è, naturalmente, quello delle tradizioni, con il richiamo all’ingrediente dell’immigrazione europea nel melting pot primigenio del jazz e il secondo impatto, altrettanto naturalmente, è nell’utilizzo non consueto di questi stessi strumenti in un contesto aperto a nuove possibilità espressive. Il terzo passaggio, quasi scontato, è nell’attitudine di chi utilizza lo strumento: sono le intenzioni di Botti a provocare e permettere l’incontro tra le due spinte e a renderlo un terreno praticabile.


La massima tensione del lavoro di Botti e del suo quartetto è proprio nell’attitudine a voler cercare strade e soluzioni quantomeno personali nei vari contesti. La disposizione del quartetto e i suoi suoni, l’accostamento di blues e aperture informali, una certa dose di ironia musicale diffusa con disinvoltura tra i brani rendono il percorso equilibrato e vario. Looking Back è, di fatto, la registrazione di un concerto, tenuto dal quartetto nell’aprile 2007 al Teatro Candiani di Mestre: il feedback e la presenza del pubblico porta il quartetto a lavorare sulla compattezza degli argomenti proposti e a privilegiarne gli aspetti generali rispetto agli stimoli e agli interessi più soggettivi e, quindi, potenzialmente più dispersivi o autoreferenziali.