Dino Pellissero Nugadi @ Spazzi

Foto: Alberto Ferrero





Dino Pellissero: flauto, percussioni, elettronica

Nunzio Barbieri: chitarra

Gabriele Facciotti: chitarra

Sabrina Pallini: voce


Dino Pellissero è un interessantissimo musicista e, secondo molti tra addetti al lavoro e pubblico esperto, uno dei flautisti più amati e quotati a livello europeo. Eppure Dino – in un modo che lascia trasparire completamente tutta la sua “Piemontesità” – preferisce non soffermarsi e passare oltre mettendo in primo piano solo la sua voglia di musica e di nuove, originali sonorità. Il suo personale studio sui vari strumenti a percussione di origine africana è davvero accurato e suscita nel pubblico di ogni suo appuntamento musicale una totale curiosità di approfondimento.


In questo ultimo periodo sono stati molti gli appuntamenti torinesi che lo hanno visto protagonista di concerti, e serate sempre particolarmente originali in un excursus di stilemi e situazioni musicali eterogenee. Particolarmente interessante in questo senso il concerto che è stato organizzato a febbraio all’interno di “Spazzi”. E’ questo un locale molto particolare, non solo un luogo di incontri ma un’idea, un progetto. Nasce infatti dall’unione di due cooperative sociali impegnate sul territorio nel recupero e nella cura delle malattie mentali, con pensieri condivisi come “La follia fa parte della vita”, oppure “Visto da vicino, nessuno è normale”. L’organizzazione di concerti ed eventi fa dunque sempre capo ad un impegno molto profondo nei confronti di queste tematiche.


L’incipit di questo concerto – dove Pellissero si esibisce insieme al suo progetto Nugadi – è affidato al suo flauto, con il quale esegue in modo particolarmente evocativo la rollingsiana Saint Thomas, alla quale fanno seguito alcuni pezzi nei quali saggiare le qualità dei due chitarristi Nunzio Barbieri e Gabriele Facciotti: tocco manouche e caratteri briosi.


Poi arriva Sabrina, la cantante, ed è come un’onda emozionale che travolge a un tempo pubblico e strumentisti. Un modo di cantare molto “di anima”, direi, e il risultato è davvero sensazionale.


Il primo pezzo cantato è Sunny al quale l’arrangiamento di Dino dona un bellissimo inizio funkeggiante. Il flauto ha quel bel suono un po’ sporco, alla Anderson. Magico. La voce di Sabrina è davvero uno spettacolo, e la sua presenza per contro rigorosa, ferma. Quasi fredda eppure piena di calore. Il finale è totalmente improvvisato e spinto al massimo.


Little Wing, secondo brano con voce, ha già subito rimaneggiamenti jazz (da parte di Gil Evans, per citare la versione più eclatante) e certo è uno dei brani che più si presta all’operazione. Anche in questo contesto il tema viene arrangiato egregiamente e la voce di Sabrina oscilla tra il jazz e il soul: mentre in seguito sarà Pellissero a conquistare il pubblico attraverso il suono di una piccola scatola musicale di origine africana – della famiglia dei timbales – con il quale creare un pezzo molto libero e colorato di sensazioni molteplici. Suoni acuti ed etnici, poi tutto improvvisamente diviene più ritmato e risolto verso la fine con il tema sviluppato ancora una volta attraverso il flauto. Quando costruisce pezzi come questo, Pellissero “è” la musica. Riproduce con il flauto tutte le sonorità possibili e finali di grande effetto. Uno spettacolo puro, di una semplicità di diamante.


Poi torna sul palco Sabrina con Stand By Me in un arrangiamento tra i più soddisfacenti sentiti per questo pezzo francamente un po’ stancante, e Dino simula con una sorta di voce ritmata una batteria che non c’è. Senza Fine è un viaggio jazz su un tema conosciutissimo, senza respiro e di grande emozione. Infine ‘Summertime’ in un’insolita versione eseguita a bossa veloce, con un finale stranissimo e pertinente che fa pensare nientemeno che a Stairway to Heaven.


Una citazione davvero psichedelica da Smoke on the Water precede un pezzo veramente da brivido: Tu si ‘na cosa grande. Effetti distorti e magoni in chi tra il pubblico è innamorato, Dino ne riprende il tema e ne fa una meraviglia jazz.


Un prevedibile bis – il pubblico è davvero conquistato dalla performance – vede protagonista al contrario un assai imprevedibile pezzo originale di amore per l’India, il rock blues e Vasco… Un'”Alba Chiara”, in ultima analisi, vista attraverso tutte queste componenti. Strepitosa, davvero.