Quilibrì – Eco Fato

Quilibrì - Eco Fato

Auand – AU9017 – 2008




Andrea Ayassot: sax soprano

Karsten Lipp: chitarra acustica, chitarra elettrica

Stefano Risso: contrabbasso

Adriano De Micco: percussioni

Luca Spena: percussioni




Si potrebbe giocare sul titolo del disco e sulla denominazione del gruppo alla ricerca di significati suggeriti o sottolineati, da intrecciare poi con la musica presente nel disco. Lettere mancanti, accenti strani, le tante parole suggerite dal prefisso “eco” e le relative connessione, il fato e la fatalità…


La Natura e la naturalezza sono elementi che si impongono nell’ascolto di Eco Fato. In prima battuta la copertina del disco; poi, all’interno del disco, si viene avvolti dal suono estremamente vivido del disco, sia per il modo di utilizzare i vari strumenti, sia per la presenza delle percussioni e, non ultimo, per la grana ruvida, assolutamente palpabile, del suono stesso. Anche gli elementi ambientali diventano parte integrante della registrazione. Come scrivono i cinque all’interno del disco, i brani sono stati registrati durante l’alluvione del maggio 2008 in Val Pellice: umidità, freddo e suoni della Natura entrano far parte del disco e si riflettono sulla musica e i suoi interpreti.


Composizioni delicate e suonate con partecipazione. L’idea di gruppo collettivo viene rispecchiata bene dall’attenzione con cui i cinque legano le rispettive voci. Oltre all’interplay e alla capacità di ascolto c’è un continuo rispetto del lavoro prodotto dagli altri componenti del gruppo. I brani, tutti composti da Andrea Ayassot, diventano così il luogo di incontro e di costruzione di insieme: una delle caratteristiche positive di Eco Fato è lo sviluppo condiviso delle melodie, spesso messo a disposizione anche dell’ascoltatore, e realizzato attraverso la confluenza delle linee dei cinque. La musica proposta nel disco diventa in breve un flusso continuo: una visione coerente e compatta rende assolutamente unitario il percorso scelto dai cinque musicisti e i brani si trasformano, in pratica, negli elementi di una unica suite. Eco Fato si fonda sulle melodie e, in particolare, sulla centralità delle melodie nell’improvvisazione collettiva del gruppo: i temi diventano il testimone di una staffetta e passano da uno strumento all’altro con atteggiamento gentile, ancor prima che fluido.


Come si diceva in precedenza sono i suoni a dare una connotazione estremamente precisa al lavoro. Suoni acustici, naturali, diretti. A parte l’utilizzo della chitarra elettrica da parte di Karsten Lipp in Alba e tramonto, il brano di apertura del lavoro, la gestione armonica viene affidata alla chitarra acustica: la linea scelta è quella di suggerire, invece che definire, con l’intenzione di creare una dimensione sospesa, sempre aperta agli interventi e alle intuizioni degli altri musicisti, ragione fondante ed effetto, allo stesso tempo, di quel dialogo che corre per tutto il disco. Altro aspetto importante del vocabolario sonoro del quintetto è la gestione ritmica: due percussionisti invece di una tradizionale batteria.
Oltre alle sonorità differenti, da questo consegue un approccio al ritmo totalmente originale e, a sua volta, fonte di ispirazione per i solisti.


Eco Fato vive in un’atmosfera gentile, rilassata. Oltre agli elementi riportati sopra c’è da sottolineare l’atteggiamento accogliente del quintetto. Il disco vive in un equilibrio leggero – per riprendere e interpretare la parola Quilibrì, il nome del quintetto – e sicuramente l’estrema spontaneità con cui le anime presenti nella musica di Ayassot, Lipp, Risso, De Micco e Spena vengono alla luce è una delle chiavi più interessanti del progetto.