Jazzin’ Sardegna. XXVIII Festival Internazionale

Foto: Vincenzo Fugaldi





Jazzin’ Sardegna. XXVIII Festival Internazionale.

Cagliari. 19/21.11.2010.


La XXVIII edizione di Jazzin’ Sardegna ha segnato un momento di transizione, proponendo una rassegna cerniera destinata a preparare l’Expo del 2011, che si prevede profondamente mutata rispetto all’illustre passato della kermesse musicale cagliaritana.


La nuova rassegna si svolgerà in primavera, dal 26 al 31 maggio, dunque prima dell’inizio della grande stagione dei festival estivi, costituendo una sorta di anteprima delle offerte musicali dei teatri e delle piazze italiane. Cambia anche lo spazio dell’Expo: dalla Fiera si passerà ai teatri del Parco della Musica (il Teatro Lirico, l’Auditorium del Conservatorio, il nuovo Teatro Ridotto e il Nuovo Anfiteatro da 3000 posti) e ai giardini del Parco di Monte Claro.


La nuova grande scommessa cagliaritana, presentata in una affollata conferenza stampa la mattina del 20 novembre 2010 al T-Hotel, prevede l’utilizzo della nuova struttura destinata alla musica in fase di ultimazione, e di un grande spazio verde sito a poche centinaia di metri, presso il quale saranno allestiti sei spazi per lo spettacolo, punti di ristoro, aree per gli espositori, servizi di accoglienza, realizzando strutture che garantiscano un impatto minimo sull’ambiente.


Per l’edizione 2011 si fanno già alcuni nomi, tra cui Maceo Parker, Rita Marley, Latin All Stars, Elena Ledda e Rita Marcotulli.


Le tre serate del 2010 sono state realizzate presso il Teatro Lirico, l’Auditorium del Conservatorio e il bar del T-Hotel.


L’inaugurazione è spettata al quartetto “Tinissima”: Francesco Bearzatti, sax tenore e clarinetto, Giovanni Falzone, tromba, Danilo Gallo, basso elettrico e Zeno De Rossi, batteria. I quattro hanno presentato per intero i dieci brani del nuovo cd “Suite for Malcom”, l’omaggio a Malcom X che bissa il successo del precedente a Tina Modotti, in un’ottima performance aderente al progetto discografico, con movimentato senso scenico, assolo dinamici e brucianti, senza l’ausilio della proiezione delle immagini realizzate da Francesco Chiacchio. Un successo, quello dei cd e dei concerti dal vivo del “Tinissima Quartet” ampiamente meritato, per le grandi doti comunicative dell’ensemble, che pone le elevate qualità tecniche dei componenti al servizio di un’espressione alta e coinvolgente.


La serata centrale è stata dominata dall’atteso concerto dei quattro di “Giornale di bordo”: Antonello Salis, pianoforte, tastiere e fisarmonica; Paolo Angeli, chitarra sarda preparata e voce; Gavino Murgia, sax soprano e voce; Hamid Drake, batteria. Il quartetto ha presentato le musiche contenute nel nuovissimo cd pubblicato dalla cagliaritana S’ard Music e prodotto da Michele Palmas. Formazione che rappresenta l’esito quasi obbligato di una serie intricata di combinazioni (mancava solo una collaborazione tra Murgia e Drake), “Giornale di bordo” è stata una festa collettiva, un fluire ininterrotto di gioia ed energia tra i musicisti e il pubblico, che ha riproposto alcuni dei brani del cd, da Suerte a Ciao Pina, Corsicana Tarantina, Dear Prudence. L’intrecciarsi tra la vitalizzante forza percussionistica di Hamid Drake, le corde insolite e creative di Angeli, il solismo travolgente di Murgia e l’istrionica regia di Salis, discreta ma ineluttabile, che indirizza il quartetto verso territori atti a valorizzare le peculiarità dei singoli senza perdere di vista il risultato d’insieme, ha realizzato ottanta felicissimi minuti densi di avvenimenti musicali, tra lacerti melodici, citazioni, ironia, sorriso, ritmi festosi, piacere di suonare e di essere insieme.


La parte più strettamente jazzistica dell’EJE 2010 comprendeva anche il trio Wasabi, composto dal contrabbassista Lorenzo Feliciati, dal pianista Alessandro Gwis e dal batterista Emanuele Smimmo, con ospite il trombettista Cuong Vu. Fortemente penalizzati per avere suonato in uno spazio inadatto, con già due cd all’attivo (il più recente è stato edito dalla Via Veneto Jazz nel 2010 e si intitola Closer), i musicisti hanno comunque proposto musiche estremamente interessanti, con l’inserimento dell’elettronica da parte di Gwis, buon interplay e grande spazio al fraseggio rivoluzionario di Vu, collaboratore di Metheny e Frisell, una delle più lucide e innovative intelligenze del panorama jazz odierno.


Di grande intensità la performance di Paco De Lucia, che ha iniziato il suo spettacolo al teatro Lirico in solitudine per poi unire la sua magnifica, inimitabile chitarra flamenco a quella di un secondo chitarrista, Nino Josele, alla tastiera e all’armonica di Antonio Serrano, al basso elettrico di Alain Perez, alle percussioni di Pirahna, alle suggestive voci di Duquende e David De Jacoba, e alla irresistibile danza di Farruco. Tra i suggestivi brani eseguiti dal magnifico ensemble, tutti esemplari per classe, equilibrio, intensità, Soniquete, Luzia, Entre Dos Aguas.


Sul medesimo palco si è esibito, alla vigilia dell’uscita del nuovo cd, il cantautore Pino Daniele, con una formazione d’eccezione: Mel Collins ai sassofoni, Omar Hakim alla batteria, Rachel Z al pianoforte, Solomon Dorsey al basso e Gianluca Podio alle tastiere. Una inesauribile spinta ritmica che ha dato drive e ottimo sostegno ad alcune delle canzoni più note del musicista partenopeo, intrise – specie in passato – di blues e vitale blackness, da Napule è per sola chitarra, voce e tastiere, a Je so’ pazzo, A me me piace o’ blues, Yes I Know My Way, Quando, Nun’ me scuccià, solo per citare le più note, e il nuovo trascinante brano Boogie Boogie Man.


Il chitarrista Lee Ritenour ha proposto una fusion patinata legata a scenari musicali del passato, che necessiterebbe di un robusto aggiornamento.


Chiara Civello, accompagnata da un trio comprendente il bassista Marco Siniscalco, ha presentato alcuni brani del nuovo lavoro intitolato “7752”, numero che si riferisce alla distanza tra New York e Rio De Janeiro. Classe e personalità caratterizzano la proposta della giovane cantautrice italiana, ricca di una lunga e formativa esperienza statunitense, particolarmente toccante nella sua canzone Non avevo capito niente e in una medley comprendente Il mondo di Bindi e Io che amo solo te di Endrigo.


Una proposta fresca è venuta dal batterista catalano Marc Ayza, che ha affiancato a un classico trio pianoforte-basso-batteria (Franco Piccino, pianoforte, Tom Wamburton, contrabbasso) la voce recitante di Core Rhythm e DJ Helios, portando sul palco cagliaritano una musica caratterizzata da una miscela di jazz e hip-hop, con brani tratti dal cd “Offering”, pubblicato nel 2008 dall’etichetta Fresh Sound New Talent. Ben equilibrato il trio, con il pianista che si alternava tra lo strumento acustico e quello elettrico, e una gradevole leggerezza di fondo che si contrapponeva a momenti di tensione iterativa. Fondamentale l’apporto di Core Rhythm e di DJ Helios, che apportano consistenti pennellate di contemporaneità.


A chiudere il festival, all’insegna del groove, il trio di David Sanborn, con l’inconfondibile organo di Joey De Francesco, il principale organista jazz oggi in attività, e la batteria di Byron Landham. Un amalgama riuscitissimo e molto applaudito, quello tra la personalissima sonorità dell’alto di Sanborn e il liquido, trascinante swing dei tasti di De Francesco, in alcuni brani anche ottimo cantante, come nell’omaggio a Ray Charles, Let The Good Times Roll.