Dino & Franco Piana Septet – Seven

Dino & Franco Piana Septet - Seven

Alfamusic/Hi-Jazz – AFMCD154 – 2012




Dino Piana: trombone

Franco Piana: flicorno, composizioni, arrangiamenti

Fabrizio Bosso: tromba

Max Ionata: sax tenore

Enrico Pieranunzi: pianoforte

Luca Mannutza: pianoforte

Giuseppe Bassi: contrabbasso

Roberto Gatto: batteria

Enrico Rava: tromba






Una costruzione attenta, articolata, sempre calibrata sulle peculiarità, sulle esperienze e sul suono dei vari interpreti, l’impegno da parte di tutti i musicisti di confrontarsi al meglio con un materiale composto, pensato con attenzione ai dettagli. Seven rappresenta un tassello molto importante nella storia di Dino e Franco Piana – rispettivamente padre e figlio, trombone e flicorno.


Se si parte dalla formazione, forse il dato più eclatante e immediato nel prendere in mano il disco, si nota subito come siano presenti le varie generazioni del jazz italiano: da Dino Piana ed Enrico Rava, ospite nella conclusiva Step by step, si arriva alla generazione dei quarantenni vale a dire Fabrizio Bosso, Max Ionata, Luca Mannutza e Giuseppe Bassi passando per Enrico Pieranunzi, Franco Piana e Roberto Gatto. La lista dei nomi, la presenza delle varie età del jazz nostrano e lo spettro stilistico dei vari interpreti forma la vasta tavolozza di colori e situazioni musicali che da vita al lavoro. Si parte dalla tradizione del linguaggio e dalla evoluzione del jazz italiano, si possono anche ascoltare in filigrana, in qualche passaggio, gli echi delle commedie musicali e delle sigle televisive degli anni sessanta. Non tutti i protagonisti naturalmente utilizzano i materiali nello stesso modo, ma tutti ne portano con una sorta di imprinting le coordinate di riferimento ben salde nel proprio approccio al repertorio, allo strumento e al dialogo tra strumenti e linee melodiche.


La seconda chiave è dialogo. La parola. in precedenza, non è stata utilizzata a caso, ma per la presenza in apertura del lavoro di una suite in quattro movimenti chiamata appunto Open dialogues. Dalle note introduttive di Enrico Pieranunzi al pianoforte al passaggio corale dalle reminiscenze dixieland con cui si concludono gli assolo dei fiati nel quarto segmento, il filo tracciato muove avanti e indietro nelle varie stagioni del jazz e mette di continuo a confronto le personalità dei vari interpreti attraverso una partitura ampia e capace di accogliere in modo naturale le predisposizioni di ciascuno.


La costruzione del settetto con una frontline di quattro fiati e la ritmica formata da pianoforte, contrabbasso e batteria permette una continua mobilità agli arrangiamenti di Franco Piana. Le sezioni di supporto al solista si combinano in maniera sempre efficace e, di volta in volta, cambiano anche all’interno dell stesso brano presentando all’ascoltatore lo stesso materiale da prospettive diverse. La dedizione dei musicisti fa il resto: gli assolo sono trascinanti e coinvolgenti – sia nella dimensione più energica che nelle ballad – e ampliano le prerogative di temi composti con grande misura e lucidità. Nelle improvvisazioni si sentono le esperienze dei vari solisti – e, in questo senso, il fatto di aver scelto interpreti di spessore e con una voce ormai definita diventa un valore aggiunto – ma anche la capacità di rapportarsi senza attriti con il repertorio proposto, di espanderne le intenzioni senza snaturare nè imporre il proprio suono.


Le composizioni e gli arrangiamenti di Franco Piana riescono a realizzare, nel risultato complessivo di Seven, un equilibrio solido tra le varie spinte che lo animano: tradizioni, evoluzioni e interpretazioni si innestano tra loro per portare a compimento il dialogo. L’unione lineare e sofisticata di elementi diversi riesce ad evitare banalità, ridondanze e cerebralismi per arrivare diretta all’ascoltatore. Il lavoro compiuto in fase di preparazione del materiale permette di apprezzare al meglio particolari e sfumature, permette di guardare e ammirare gli affreschi senza preoccuparsi dell’architettura solida e articolata su cui sono dipinti. E se uno degli obiettivi era la “celebrazione” del percorso e della figura di Dino Piana, ebbene questo avviene senza enfasi o manierismi: basta considerare la veloce Eighty and one, il titolo viene dall’età del trombonista, dove i musicisti – tutti in pratica con l’esclusione del contrabbasso che però sostiene grazie all’infaticabile e continuo lavoro di Giuseppe Bassi l’andamento del brano – si alternano in un gioco di assolo e accompagnamento che rende brillante e sempre in movimento la traccia.


Lo stesso si può affermare nella costruzione di brani come Asimmetrico, Dark Eyes o Sun light dove la scrittura sviluppa in modo felice l’incontro tra composizione e possibilità solistiche, una visione estetica che unisce le due fasi sfruttandone al meglio le peculiarità.