Aprile, il nuovo disco di Davide Di Chio

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Aprile, il nuovo disco di Davide Di Chio.


Davide Di Chio, un banchiere prestato al jazz. Potrebbe essere il titolo di questa intervista, ma è soltanto la parte visibile della luna. Quella nascosta ci mostra Di Chio nelle vesti di bravo chitarrista e compositore jazz. Aprile è il suo ultimo e interessante lavoro registrato in quartetto assieme a Francesco Lomangino al sax, Andrea Gallo al contrabbasso e Gianlivio Liberti alla batteria.



Jazz Convention: Davide Di Chio, parlaci di te, del tuo essere musicista e dei jazzisti, se ci sono, che più ti hanno segnato…


Davide Di Chio: Sono nato a Bari nel 1971, città nella quale risiedo e in cui nel 1995 mi sono laureato in Economia. Un po’ per caso e un po’ per scelta non vivo esclusivamente di musica: mi occupo di finanziamenti real estate per un primario gruppo bancario internazionale, dopo essere stato per molti anni specialista interscambio estero e finanza derivata. Suono metodicamente da quando ero bambino pur non avendo mai compiuto percorsi accademici di formazione musicale. Nel corso degli anni ho studiato privatamente pianoforte e dopo, a sedici anni, chitarra, approfondendone le tecniche esecutive con vari insegnanti di differenti estrazioni musicali. Dal punto di vista compositivo sono autodidatta. I migliori insegnamenti li ho tratti dai dischi che, negli anni della mia formazione, divoravo letteralmente, trascrivendone gran parte. Ho sempre ascoltato di tutto: musica afroamericana, sudamericana, classica europea (Johann Sebastian Bach su tutti!), ma anche pop e rock. Sono un musicista di formazione prevalentemente jazz e in tale ambito sono particolarmente legato ad alcuni musicisti statunitensi che – a cavallo tra gli anni ’50 e ’70 – con il loro coraggio e la loro apertura mentale, hanno riscritto le regole della musica moderna. Vorrei citare l’immensa classe e il senso dello swing di Wes Montgomery, la ricerca armonica e la profondità spirituale di John Coltrane, l’istrionismo di Miles Davis, l’estrema sintesi poetica e la voce di Chet Baker, la capacità di innovazione e l’interplay del piano Jazz trio di Bill Evans, la follia visionaria e la forza dirompente di Ornette Coleman, la visceralità e la potenza del suono di Jimi Hendrix che, seppur non jazzista, è il mio chitarrista preferito.



JC: Fratello Mare Lontano è stato il tuo primo disco…


DDC: Esso raccoglie una decina di mie composizioni scritte dalla fine degli anni novanta, ed una versione del tutto personale di Little Wing di Hendrix. Il brano da cui prende il nome il disco è stato scritto nel 2004 a Verona (dove all’epoca risiedevo) città molto bella, ma oggettivamente un po’ troppo lontana dal mare. Sentendolo oggi, a distanza di tempo, penso sia un lavoro piuttosto influenzato dall’ascolto di molta musica sudamericana, principalmente del movimento tropicalista brasiliano che ha avuto in Baden Powell il suo maggior esponente. A tratti emerge il mio amore incondizionato per la musica di Bill Evans cui è dedicata Evanessence, la composizione che apre il disco.



JC: Aprile è il secondo disco da leader… come è nato, in quanto tempo è stato realizzato e inciso…


DDC: Aprile è certamente un lavoro più evoluto rispetto al precedente. È stato scritto nel triennio 2006/2008, cercando di esaltare la cantabilità delle melodie e di semplificare il linguaggio musicale, mediante l’accurata scelta dei suoni e la razionalizzazione delle parti scritte ed improvvisate. È stato registrato e mixato a Bari, nel novembre 2009, presso gli studi Sorriso di Tommy Cavalieri. Aprile è un disco di jazz moderno, con sonorità folk e mediterranee, a tratti scritto con la tecnica classica del contrappunto, che penso si presti a essere apprezzato sia dall’audiofilo più incallito sia dall’ascoltatore neofita. È un prodotto con un’identità nazionale molto forte, concepito con un’aspirazione – spero percepita – a essere un prodotto internazionale.



JC: Parlaci dei musicisti che hanno suonato con te nel disco…


DDC: Ringrazio per la domanda che mi permette di rendere omaggio pubblicamente a Francesco Lomangino (sax tenore, soprano e flauto), Andrea Gallo (contrabbasso) e Gianlivio Liberti (batteria) che hanno contribuito in maniera molto importante alla ricerca di un suono di gruppo ed alla conseguente buona riuscita del disco, mettendo la loro specifica identità musicale al servizio del progetto. Ognuno di loro è un musicista più bravo di quanto sia conosciuto e spero ci sia occasione per tutti di affermarsi ogni giorno di più.



JC: I brani di Aprile portano la tua firma tranne We will meet again di Evans. Raccontaci queste tue composizioni, come nascono, da dove trai ispirazione, che ruolo ha la tua terra…


DDC: La mia terra, la Puglia, rappresenta le radici, i ricordi di bambino. È innegabile che sia un’importante fonte di ispirazione, in un disco autobiografico come è Aprile, un Concept Album che, esclusivamente attraverso le note, racconta la mia storia. La storia di un uomo qualunque, tra i trenta e i quarant’anni, che ha ormai lasciato alle spalle le speranze e gli ideali dei vent’anni e si confronta con le difficoltà del lavoro quotidiano; vive la gioia immensa e la responsabilità di diventare padre e realizza inevitabilmente, come mai aveva fatto prima, quanto anche i momenti di dolore costelleranno la sua vita da lì in avanti. We will meet again, è semplicemente uno dei più bei jazz waltz che siano mai stati scritti ed ho deciso di inserirne un mio arrangiamento per drumless trio nel disco – come detto registrato nel 2009 – perché pensavo che lo stesso sarebbe stato pubblicato nel 2010, in occasione del trentennale della morte di Bill Evans. Non avevo fatto i conti con il fatto che il mio lavoro in realtà avrebbe visto la luce solo due anni più tardi…



JC: La casa discografica è nuova rispetto al tuo precedente disco…


DDC: Per l’appunto; pur essendo il disco pronto sin dal 2010, viene pubblicato solo ora, a distanza di più di due anni nei quali ho cercato invano un accordo con il precedente editore, senza alla fine riuscire a trovarlo. Fortunatamente, in un momento di grande sconforto personale, ho incontrato Mario Caccia e Abeat – che da sempre si distinguono, per la qualità delle produzioni musicali e per il livello assoluto dei musicisti pubblicati – che hanno creduto in me ed eccoci qui a parlare di Aprile.



JC: I prossimi progetti e collaborazioni?


DDC: Beh, innanzitutto spero di riuscire a presentare Aprile dal vivo, in un giusto contesto, magari all’interno di qualche rassegna o festival. Confido nell’invito di qualche direttore artistico che magari sia incuriosito da questa intervista. Per il resto, come ho già avuto occasione di dire, mi piace raccontare storie attraverso la musica e sarebbe bello poter avere l’opportunità di scrivere qualcosa per il cinema, il teatro o la tv. Non so se tale desiderio si realizzerà mai; più concretamente, al momento ho quasi completato la stesura di un terzo lavoro discografico che vorrei registrare con l’ausilio di nuovi strumenti (mi piacciono molto oboe e violoncello) e l’inserimento di sonorità elettriche.