Dino Plasmati Open Jazz Quartet – A day will come

Dino Plasmati Open Jazz Quartet - A day will come

FareLive Records – FL 012 – 2012




Dino Plasmati: chitarra

Martin Jacobsen: sax tenore

Luca Alemanno: contrabbasso

Marcello Nisi: batteria






La dinamica del quartetto guidato da chitarra e sax tenore alla ricerca delle strade della tradizione jazzistica. Dino Plasmati coinvolge Martin Jacobsen, sassofonista danese residente a Parigi, nella nuova manifestazione della sua creatura musicale: Open infatti è il “marchio” all’interno del quale si muove il chitarrista in questa sua esplorazione delle possibilità del linguaggio, attraverso strutture articolate, composizioni originali in stretta connessione con i capisaldi del repertorio, standard scelti non necessariamente tra quelli più scontati e, fatto non trascurabile, una certosina cura dei suoni elettrici della chitarra.


Open infatti non è un gruppo inteso in senso canonico quanto, piuttosto, come richiama il nome stesso, la possibilità di contare su un novero di musicisti – ritmiche e solisti – per realizzare un concetto musicale preciso e riconducibile alle linee guida del chitarrista. Il lavoro di apertura di questo percorso era stato Interactions, registrato nel 2008 con Gaetano Partipilo, Giorgio Vendola e Massimo Manzi e si era sviluppato poi nelle successive collaborazioni dal vivo e ritornare su disco in questo nuovo A day will come.


Il lavoro di Plasmati consiste principalmente in un dialogo con le tradizioni del jazz: dialogo innescato secondo linee moderne e senza rivolgersi in maniera nostalgica al passato. Il riferimento è semmai il modern mainstream della scena newyorchese, al quale vengono aggiunti accenti europei: non è un jazz di frontiera o di contaminazione, ma sicuramente l’obiettivo non è la riproposizione statica di un mondo espressivo. Brani scattanti, linee melodiche cantabili quanto vigorose, i vari elementi tenuti in equilibrio dalla visione complessiva del leader.


Nel discorso si inseriscono naturalmente i musicisti coinvolti. Luca Alemanno e Marcello Nisi formano una ritmica solida, capace di accogliere gli stimoli della scrittura di Plasmati e e sostenere con grande precisione e personalità le improvvisazioni dei solisti. Martin Jacobsen rappresenta bene il tipo di sassofonista necessario all’operazione in corso: suono caldo e presente, conoscenza e applicazione del linguaggio moderno del sassofono e l’intenzione capace di risolvere la propria interpretazione senza arrivare ai registri estremi dello strumento.


La chiusura affidata a The Nearness of you, suonata in duo da Jacobsen e Plasmati, potrebbe sembrare una contraddizione con quanto registrato prima e riportato sopra. La presenza di due standard – l’altro è Here’s that rainy day – serve a marcare la connessione con quanto il jazz ha prodotto finora e ha stabilire un punto di partenza condiviso e riconoscibile. Gli standard e le grandi interazioni che hanno conosciuto nel passato sono lì a ricordare il percorso fatto nel novecento e a dare lo stimolo ai musicisti di oggi per cercare nuove strade: e secondo questa direttrice va inteso un disco come A day will come.