Livio Bartolo – Otium

Livio Bartolo: chitarra, direzione
Pietro Corbascio: tromba
Aldo Davide Di Caterino: flauti
Andrea Campanella: clarinetti
Mariasole De Pascali
: flauto in do

Angapp – 2024

 

 

 

 

Per gli antichi romani l’otium era il tempo che non veniva dedicato agli affari, all’attività, privata o pubblica e si risolveva in una specie di zona privilegiata in cui si poteva riflettere e creare. Livio Bartolo intitola “Otium” il suo ultimo disco e intende il termine come in latino, proprio con questo significato.

L’album dura meno di mezz’ora ed è diviso in undici tracce. Nei primi sei pezzi suonano tutti i componenti del quintetto, mentre dal settimo all’undicesimo i protagonisti dell’incisione hanno lo spazio per esprimersi “in solitaria”. La musica ha un andamento cameristico, con tratti barocchi nei primi tre brani, dove prevale la scrittura. Dal quarto al sesto segmento, denominati Ricomposizione, si rivela in pieno l’anima improvvisativa di Bartolo e dei suoi partners . I cinque dialogano, infatti, su spunti, impulsi motivici abbozzati, per dar vita a brani provvisti di una fisionomia molto diversa dai primi tre pezzi, poiché liberi e disinibiti. Pur costruiti, in gran parte, sull’estro momentaneo dei membri della formazione, comunque, le Ricomposizioni stanno egregiamente in piedi per l’equilibrio interno e la logica sottesa all’esecuzione, o meglio all’interpretazione delle trame disegnate dal band leader. Si ascolta, in queste “ricomposizioni”, un jazz avanzato, con dialoghi stringenti fra i tre fiati sul filo dell’atonalità, fra note acutissime del flauto e fraseggi accidentati del clarinetto basso, mentre la tromba si esprime in un idioma debitore della lezione di Wadada Leo Smith, con un carattere alternativamente fra il pensoso e l’assertivo. Il chitarrista, a sua volta, segna un’idea di ritmo, anche battendo le dita sullo strumento, o puntualizza il discorso degli altri “ricompositori” con interventi decisivi per dare un senso definito all’insieme.

Nelle restanti cinque tracce si ascoltano, come detto, cinque assoli, senza alcun accompagnamento. La proposta non si modifica nella sua specificità, ma, anzi, è integrata dal contributo individuale dei compositori istantanei in maniera assolutamente personale e coerente. Si segnala, in particolare, Otium per Mariasole De Pascali, in cui la flautista lavora per mezzo di suoni lunghi e modulati, puliti o, volutamente, nervosi, incrinati, colmando 5 minuti e più di intensità e forza evocativa.

In conclusione “Otium” è un altro passo in avanti nel percorso artistico di Livio Bartolo, musicista giovane, ma già maturo, attrezzato di buona tecnica e di ottimi studi, abile nel circondarsi di partners adeguati per mettere a profitto le sue esperienze e le sue elaborazioni.
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