Bruto, L’attimo dopo

Foto: Fabio Ciminiera





Bruto, L’attimo dopo.

Sant’Elpidio a Mare, Auditorium Giusti. 24.11.2011.

Massimo Gezzi: poesie, voce narrante

Roberto Zechini: chitarre, elettronica


Negli ultimi tempi ci siamo trovati spesso a trattare del rapporto tra musica e parola – scritta, narrata o recitata a seconda dei casi. Nell’ideazione di progetti e spettacoli, l’importanza di un supporto testuale si afferma come completamento e espansione delle possibilità della musica: non a caso spesso l’incontro avviene tra musiche e testi precedentemente esistenti e compiuti in sé.


Bruto, L’attimo dopo esemplifica in maniera chiara questa pratica. Le poesie di Massimo Gezzi e i disegni musicali di Roberto Zechini si incontrano già nel titolo dello spettacolo: Bruto è l’ultimo uscita discografica del chitarrista, L’attimo dopo l’ultima raccolta del poeta. Bruto, inoltre e per inciso, già conteneva un rapporto forte con la narrazione e le altre arti, in particolare con le visioni di un personaggio come Osvaldo Licini.


L’incontro di Gezzi e Zechini si gioca sulle tensioni e sugli spazi. Le poesie sono punteggiate da improvvisazioni rarefatte e sono intervallate da temi melodici e ampi. Ed è proprio nella varietà degli interventi musicali -ulteriormente ampliata dall’utilizzo dell’elettronica e della loop machine – che il percorso formato da parole e musica sviluppa le sue atmosfere. Le sospensioni sonore e la predisposizione narrativa del lavoro di Zechini creano lo spazio adeguato alle parole di Gezzi, con anticipi, sottolineature, risposte e attese studiate in modo puntuale su significato e suoni presenti nel testo.


La poesia di Gezzi legge le tensioni della quotidianità. Bozzetti sintetici ed estremamente descrittivi, i passaggi scelti dall’autore si muovono secondo l’andamento dei suoni e si svincolano dalla griglia delle rime per muoversi liberamente sulla lunghezza dei versi. L’accostamento con la chitarra e con la libertà espressiva dell’approccio jazzistico rende al meglio e sfrutta il ritmo libero dei versi, la grande aderenza tra sonorità e senso delle parole.


Zechini utilizza il bagaglio delle tante esperienze per dialogare con i testi. Echi di musica mediterranea, reminiscenze popolari, tracciati elettronici e studio del suono e approccio jazzistico, naturalmente, ma nel senso della compenetrazione dei linguaggi più che di utilizzo di strutture prettamente legate al jazz. Le tracce presenti in Bruto si sciolgono in interventi aperti di cui mantengono tensioni e intenzioni per applicarle in maniera funzionale alle necessità del testo.


Zechini e Gezzi hanno tenuto la loro performance nel’ambito del Premio Volponi, svoltosi a Sant’Elpidio a Mare. Nel programma i due hanno tenuto a sottolineare la formula come lettura-concerto e questo si è visto nel rapporto inevitabile ma funzionale – che voce e chitarra hanno avuto con la dimensione teatrale, con il gesto del lettore e del musicista, con il lavoro sulla voce, l’utilizzo del microfono e l’interazione con le mani per modificare i suoni raccolti e trasmessi al pubblico.