Patrizia Laquidara, Il canto dell’Anguana.

Foto: Raffaele Meo





Patrizia Laquidara, Il canto dell’Anguana.

Dolomiti Ski Jazz Festival. Cavalese (TN). 10.3.2012.

Patrizia Laquidara: voce, helicon voice, kaoss pad, recitato

Maria Vicentini: violino, viola

Thomas Sinigaglia: fisarmonica, campioni, cori

Giancarlo Bianchetti: chitarre

Davide Garattoni: basso, cori

Luca Nardon: percussioni, oggetti, cori

Nelide Bandello: batteria, percussioni, cori


Desiderio, incanto, paura e passione. L’anguana esiste eccome, e Patrizia Laquidara lo sa bene. “E secondo me porta pure un po’ sfiga (ride)”.


L’apertura della 15.a edizione del Dolomiti Ski Jazz Festival in Val di Fiemme (Trentino) è stata affidata quest’anno ad uno spettacolo di fascino e classe, con tradizioni musicali del mediterraneo fuse a storie popolari venete e ninne nanne, tarante, valzer e ritmi arabeggianti che hanno trovato nella voce della cantante vicentina una dimensione suadente e ammaliante. Il titolo dello spettacolo, così come quello dell’album che alla Laquidara e agli Hotel Riz è valso la Targa Tenco 2011 come miglior album dialettale, è Il Canto dell’Anguana e sul palco di Cavalese la cantante veneta era accompagnata da un organico composto da Maria Vicentini, Thomas Sinigaglia, Giancarlo Bianchetti, Davide Garattoni, Luca Nardon e Nelide Bandello, tutti di nero vestiti, tranne lei, a piedi scalzi, la dama bianca, come la protagonista del brano L’acqua fioria.


“L’anguana è una figura mitologica e simbolica, attraente e angosciosa allo stesso tempo, parte donna e parte animale, che appartiene alla mia tradizione, alla tradizione veneta”. Così Patrizia Laquidara racconta in breve cosa sia l’anguana, la musa ispiratrice del suo ultimo lavoro, che nelle leggende dell’Alto Vicentino appare vicino a corsi d’acqua ed alle sorgenti e con il suo canto magico e la sua straordinaria bellezza attira a sé i viandanti, i quali se ne innamorano perdutamente e ne rimangono angosciati fino alla morte.


L’intero spettacolo, così come l’omonimo disco, è in dialetto vicentino e vi si alternano brani intensi e ritmici come La tita tata e Ah jente de me tera, a nenie che cullano chiunque ascolti, così come il bimbo protagonista di Dormi putin o Nota d’Anguana, dove il vocalismo della Laquidara incanta e seduce, un po’ come l’anguana stessa in fin dei conti.


E se la voce (anche nei frammenti recitati) gioca il ruolo di prima protagonista sul palcoscenico del Dolomiti Ski Jazz Festival, essa è supportata in maniera portentosa da percussioni e ritmiche puntuali e curate, si intreccia con frammenti mai scontati sia di fisarmonica (Sinigaglia dimostra piena padronanza di linguaggio folk-jazz) che di violino e viola, è completata da campionamenti di canti di lavandaie all’opera, con il basso e le chitarre a chiudere il cosiddetto cerchio di un vero e proprio recital, raffinato e tecnico in ogni suo aspetto. Chi si aspettava un evento jazz in senso stretto, sarà uscito dal teatro di Cavalese magari insoddisfatto o, peggio, deluso. Tuttavia, quella seducente voce di donna ha ammaliato senza dubbio anche lui, preda dell’anguana anche solo per una sera di marzo.