Cettina Donato – Crescendo

Cettina Donato - Crescendo

Jazzy Records – JR0009 – 2013




Cettina Donato: direzione, arrangiamenti, composizione

Casey Brefka, Mao Sone, Tom Smith, Aaron DuBenion: tromba

Alex Brian Csillag, Devin Riley, Randall Dean Pingrey: trombone

Rafael Aguiar, Syl DuBenion: sax alto

Christoph Huber: sax tenore

Gustavo D’Amico: sax tenore, sax soprano

Layth Sidiq, Maria Kowalski: violino

Tanner Johnson: viola

Aaron Fried: violoncello

Leandro Pellegrino: chitarra

Mina Yu: pianoforte

Greg Feingold: contrabbasso

Giuseppe Paradiso: batteria






Nato all’interno del percorso di studi di Cettina Donato al Berklee College, Crescendo interpreta bene il passaggio della pianista e compositrice siciliana e, anche, i significati portati dallo stesso titolo.


Sette brani per trentanove minuti scarsi, fanno di Crescendo un disco conciso, capace di non lasciarsi prendere la mano dal quel bel giocattolo che è la big band, arricchita per altro dalla presenza di un quartetto d’archi. La direzione è attenta nel dosare i vari elementi e punta ad evitare sovrapposizioni disordinate: gli arrangiamenti di Cettina Donato arrivano al tutti con gradualità, magari “spegnendo” qualche voce, se necessario, per creare il gradino intermedio e, soprattutto, rifuggono da cerebralismi ridondanti. Questo non vuol dire che non ci siano obbligati oppure costruzioni articolate: il tutto viene gestito con l’intenzione di lasciar respirare i solisti e le melodie.


La melodia è senz’altro il punto di riferimento del lavoro di Cettina Donato: anche dove le sezioni si muovono in maniera più indipendente, come nell’introduzione di Pentanights, il filo narrativo non viene mai messo in discussione dagli elementi più liberi e le frasi richieste alle sezioni si aggiungono docili al canto del tema. Altro aspetto caratterizzante è lo sguardo alla tradizione del jazz diffuso nel lavoro e speziato da alcune soluzioni come la ritmica più aggressiva di Step by step oppure ancora i tratti dove la scrittura punta verso le atmosfere da musical, come in alcuni momenti di Lost & Found o, se si vuole, la stessa presenza del quartetto d’archi. La partenza swingante di Last minute, brano di apertura, dopo l’introduzione affidata al contrabbasso e il tema incentrato su una visione più moderna del mainstream, rende evidente cosa accadrà nel prosieguo del disco: la tradizione del jazz viene rivista attraverso la sensibilità e le composizioni di una interprete del ventunesimo secolo attraverso le potenzialità di un’orchestra multinazionale e, presumibilmente, composta di musicisti giovani o, comunque, in una fase di forte crescita personale e stilistica.


E questo, perchè il disco è stato registrato a Boston con i colleghi di corso di Cettina Donato. Basta leggere i nomi e immaginare le provenienze: la tradizione del jazz, studiata al Berklee oppure avvicinata negli studi e negli ascolti precedenti, diventa il vocabolario comune e il punto di partenza per un discorso musicale svolto con buona proprietà dalla compositrice e dalla sua orchestra.