ARC – Archipelago

ARC - Archipelago

Gateway Music – ARC 001 – 2013




Thommy Andersson: contrabbasso, dan bao

Josefine Cronholm: voce

Paolo Russo: pianoforte, bandoneon





Archipelago è un disco composito, realizzato secondo una vena fertile di immaginazione e di confronto tra realtà ed esperienze musicali diverse. Sincretismo, in una parola: brano dopo brano, Thommy Andersson, Josefine Cronholm e Paolo Russo lasciano entrare ed accostarsi tra loro suggestioni, stilemi e sensazioni musicali per mettere insieme un meccanismo delicato, mai forzato e, comunque, sempre attento a lasciar respirare le espressioni e le frasi dei tre protagonisti. È il senso del titolo: in un arcipelago, le isole si somigliano ma presentano caratteri specifici e identitari, spesso anche in modo marcato, elementi che però concorrono sempre a csttuire il significato complessivo del tutto.


Negli undici brani originali che compongono il disco, si intrecciano lingue e situazioni stilistiche: Josefine Cronholm canta in inglese e svedese, oltre ad utilizzare la voce come strumento in sei tracce; i richiami alle tradizioni, popolari e colte, e ai vari generi diventano il sostegno per una scrittura, prima, e per delle improvvisazioni, poi, orientate ad una espressione del tutto libera e, comunque, ad un continuo riferimento alle melodia.


Archipelago è un lavoro ragionato e articolato: i tre musicisti superano agevolmente il pericolo del patchwork e danno ad ogni tassello il peso necessario per innescare il dialogo tra le tre voci. Aspetto importante, fondamentale di tutto il lavoro, la centralità del dialogo tra Cronholm, Russo e Andersson è la naturale conseguenza dell’intreccio dele varie esperienze e delle tante radici musicali incontrate. Il dialogo prevale sul rispetto dei ruoli tradizionali degli strumenti e favorisce la fluidità dei passaggi.


Le scelte sonore rispecchiano la filosofia del disco: lunghe linee tracciate dall’archetto sul contrabbasso, l’utilizzo del bandoneon e la presenza del dan bao, il fraseggio spesso legato della voce, tutto concorre a dare morbidezza alla musica, a ricercare soluzioni fluide e incastri senza troppi strappi netti e passaggi bruschi. Lo stesso approccio viene applicato alla successione dei brani e, di conseguenza, alla concezione complessiva del disco che accompagna nell’ascolto. Allo stesso tempo, echi classici e reminiscenze tangueire, conferiscono alla musica un atteggiamento ieratico, un filo sottile che mette in evidenza le tensioni e gli aspetti più drammatici delle composizioni. Le esplorazioni balcaniche e orientali portano ulteriori accenti e possibilità e si riverberano sul complesso del lavoro. E, ancora, la capacità di muoversi in territori informali e di far convivere in essi improvvisazione, sonorità diverse e centralità della melodia, Tutto questo si rivela infine in maniera fruttuosa ed efficace quando viene affrontata la canzone nel senso più tradizionale, come nell’apertura di Skärdgårdsö: come è naturale immaginare, influenze e atteggiamenti non rimangono separati in modo netto e il trio riesce a riverberare gli effetti del ragionamento musicale su tutti gli aspetti del lavoro.



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