JAZU: Jazz from Japan. Recensioni. Aria

TRISPACE - Aria

Leccia Record – LRTR 1012 – 2012




Yuichi Hayashi: pianoforte

Morihiro Omura: contrabbasso

Yoshitaka Yamashita: batteria




Intervista a TRISPACE






All’interno del panorama jazzistico giapponese, nel quale storicamente è sempre prevalso uno stretto legame con i canoni stilistici del jazz americano, il piano trio dei TRISPACE si distingue nel tentativo di creare un ponte ideale tra jazz nipponico ed europeo.


In particolare é da certe sonorità provenienti dalla scena jazzistica nord europea che la musica scritta dal leader e pianista Yuichi Hayashi trae spunto per le sue incursioni nella classica formula del piano trio.


Un riferimento sonoro che si traduce anche sul piano visivo a giudicare dalla scelta grafica delle loro copertine, che ricorda molto da vicino quella della nota label tedesca ECM.


Tuttavia la musica dei TRISPACE non suona mai come una pedissequa rivisitazione di quelle algide e rarefatte atmosfere per il quale il jazz nordeuropeo è noto, ma possiede una propria originalità che sa includerne le peculiarità distintive senza ricalcarle, traendone l’ispirazione per sviluppare un proprio corso.


Nella loro musica, infatti, non si trovano mai l’austera eleganza lirica del veterano pianista svedese Bobo Stensson o le languide digressioni musicali del trio guidato dal norvegese Tord Gustavsen, ma prevale una idea compositiva di semplice bellezza e lineare geometria che il linguaggio pianistico di Hayashi sa trasformare in qualcosa allo stesso tempo ricercato ma godibile, enigmatico ma accessibile.


Restando in un ambito esclusivamente acustico, le composizioni scritte dal leader si basano su raffinate idee melodiche, sottili progressioni armoniche (Sincerely, True) o strutture ritmiche più sostenute (Magic Words, Across The Stars) dalle quali Hayashi sa partire per creare percorsi musicali più articolati ed affascinanti.


L’intenso elemento lirico di cui la musica dei TRISPACE è in possesso, inoltre, può spingersi ben oltre la forma musicale fino a raggiungere dimensioni visive come quella cinematografica (From Now On e Friends) dando vita ai possibili paesaggi sonori di film immaginari.


Nella musica del trio giapponese è possibile cogliere anche inaspettati elementi musicali come la Bossa Nova (Walk On), sebbene filtrati attraverso una cifra stilistica che era apparsa già ben delineata nel loro primo, omonimo album del 2010 e trova ora conferme in questo secondo lavoro.


Dietro la sua, solo apparente, semplicità, la scrittura musicale di Hayashi nasconde sottili trovate compositive e aspetti di rilievo che abbelliscono e stimolano il discorso esecutivo dei tre, facendone la piattaforma ideale per ulteriori esplorazioni nelle esecuzioni live.


Seppur scritta esclusivamente dal leader la musica chiude il suo cerchio con il prezioso apporto di Morihiro Omura, al contrabbasso, e Yoshitaka Yamashita, alla batteria, che sa fornire idee ritmiche adeguate alla natura dei brani dandone sostanza e rotondità.


La ghost track presente al termine dell’album, dopo alcuni secondi di silenzio dalla fine dell’ultimo brano, sorprende per l’utilizzo di elementi elettronici che pur erano stati trascurati nel resto dell’album. Se per i Trispace questo rappresenti solo un divertissèment esecutivo o l’eco futuro del loro percorso musicale, non resta che attenderne la risposta nella successiva evoluzione artistica del trio.