Paolo Russo – Doble A(nima)

Paolo Russo - Doble A(nima)

Dodicilune – Ed223 – 2007




Paolo Russo: bandoneon, piano





Il pianista pescarese ha scelto ormai da tempo Copenhagen come residenza e base operativa per i suoi progetti, avviando importanti collaborazioni con molti musicisti danesi (Bo Stief, per esempio, che nel 2004 ha partecipato alla registrazione del primo disco di Russo come leader per la Splasc(H), Alchemy) ed anche con alcuni connazionali attivi sulla frizzante scena della città della Sirenetta, come Fabrizio Mandolini e Francesco Calì (insieme, come Band Au Neon hanno pubblicato l’anno dopo Oltretango per Dodicilune). Anche Doble A(nima) è stato registrato nella capitale danese in una situazione quasi “casalinga” per restituire il massimo della spontaneità e dell’intimità di questo “monologo di due anime”: pianoforte e bandoneon. Al suo interno troviamo traccia degli snodi che hanno segnato un percorso artistico complesso fino a definire il “mosaico” di una personalità completa e sfacettata: dalla formazione classica alle radici mediterranee, dall’influenza della musica nordica alla passione per il tango ed il bandoneon (da cui è rimasto “folgorato” nel 2000 nel corso di un viaggio a Buenos Aires) passando per il jazz. Si comincia con la Nordisk Suite, un episodio di musica a programma per pianoforte: Morgendis, il primo movimento, si apre con delle armonizzazioni di ampio respiro, inframmezzate da pause scelte accuratamente, sottolineate da un ampio uso dei pedali; il mood contemplativo, tipicamente nordico, si addolcisce al calore del “sole di mezzogiorno” (Middagssol), seguendo situazioni ritmiche più movimentate; Tusmørke accenna, sopra un registro diverso, alcune variazioni più libere e spigliate alla situazione iniziale lasciando alla conclusione romantica di Midnat il compito di tirare le fila. Gli echi popolareschi di Totò, invece, dissolvono ogni dubbio sul contatto che Russo ha mantenuto, nonostante la lontananza dall’Italia, con le proprie radici: il folklore mediterraneo impregna l’intero brano, dall’iniziale sviluppo cantilenante, a mo’ di filastrocca, alle battute centrali che ricordano il tema del Postino di Piovani. Dilagante la verve di Vivian’s milonga, passo spiritoso e coinvolgente – fra tango e citazioni della Carmen di Bizet – con cui entriamo nel territorio della libera e sagace reinvenzione di temi ispirati al repertorio sudamericano. Riletta dal bandoneon suona molto gradevole pure Detour ahead di Herb Ellis, ripresa anche da Bill Evans nella storica session del Village Vanguard, mentre Albatros vede una toccante “conversation with myself”, ovverosia un dialogo contrappuntistico tra pianoforte e bandoneon sovraincisi. December’s lullaby si ricongiunge alle medesime, dolenti atmosfere, preceduta appena dal veloce interludio di Farvelokomotiv, mentre Nestorando è l’omaggio appassionato che Russo rende ad uno dei suoi maestri, il bandoneonista argentino Nestor Marconi, con cui ha studiato Buenos Aires. Corale è ancora una volta un brano per pianoforte e bandoneon che termina con una bella improvvisazione di quest’ultimo sopra un lungo pedale, mentre l’interpretazione di Round Midnight gioca sulla riuscita mescolanza tra jazz e forma popolare. Infine Russo rompe forse un tabù: quello di interpretare musica liturgica moderna (post-Concilio, per intenderci): la melodia di Resta con noi, scritta nel 1969 dal padre salesiano Domenica Machetta, resta sospesa nell’aria, densa di pause e ritardi colmi di pathos: un’asciutta e silenziosa “preghiera della sera” in musica che possiede decisamente una sua bellezza intrinseca.