Finnish Jazz. Intervista. Juhani Aaltonen

Foto: Maarit Kytöharju










Intervista a Juhani Aaltonen


Recensione a Illusion of a Ballad

Jazz Convention: Reflections è l’ultimo lavoro che hai pubblicato. Puoi parlarci del progetto e della storia di questo disco?


Juhani Aaltonen Reflections, in qualche modo, è stato un progetto che è nato parallelamente a Strings Revisited. Infatti lo abbiamo registrato nel novembre 2002, quando Reggie Workman e Andrew Cyrille sono venuti ad Helsinki per le registrazioni di String Revisited. Nel frattempo, alla fine di gennaio del 2006, abbiamo pubblicato un nuovo disco, Illusion of a Ballad, sempre per la TUM Records, registrato con il mio trio finlandese, con Ulf Krokfors al contrabbasso e Tom Nekljudow alla batteria. É un disco nel quale suoniamo jazz ballads classiche come Stella by Starlight o Lonely Woman di Ornette Coleman. Lo abbiamo registrato nell’agosto del 2004. Realizzare un intero album di ballads è stato un mio sogno per lungo tempo. Ed é anche una sfida: ho sempre pensato al modo di realizzare questo lavoro. Ma ora è tutto sul disco: sta agli altri giudicare il lavoro del trio ed abbiamo già avuto buoni riscontri.



JC: L’espressione personale nell’improvvisazione libera. Parliamo delle possibilità espressive nell’improvvisazione libera e i punti di riferimento della tua ricerca.


JA: Per me la musica rappresenta uno dei mezzi per esprimere le sensazioni più grandi e più profonde. Significa, per me, esprimere la spiritualità e il messaggio. La spiritualità indica che i contenuti più essenziali provengono dall’interno; il messaggio è qualcosa che vuoi dire attraverso la tua musica, non semplicemente un messaggio musicale, ma affermare anche altre cose. Io ho sempre amato l’improvvisazione libera perché credo che sia la maniera migliore di poter suonare musica spirituale e aggiungere a questa il tuo personale messaggio.



JC: Parliamo delle differenze tra il trio con Reggie Workman e Andrew Cyrille e quello con Ulf Krokfors e Tom Nekljudow.


JA: Il trio con Reggie e Andrew è stato un progetto figlio del caso. Ovviamente, amo suonare con loro, ma il mio trio ufficiale, quello con cui lavoro regolarmente è quello con Ulf e Tom. Nel corso degli anni abbiamo suonato moltissimi concerti in Finlandia e in altri sei paesi. Abbiamo imparato a conoscerci molto bene dal punto di vista musicale l’uno con l’altro. Quando proviamo noi suoniamo in improvvisazione totale, senza nessun tema particolare: solo in un secondo momento, cominciamo a discutere dei nuovi brani da eseguire in concerto o in una sessione di registrazione.



JC: Su Jazz from Finland 2005, nella scheda dedicata a te, si legge: “Senza la sua influenza, il dialetto jazz locale e il suono dei sassofonisti finlandesi non si sarebbero sviluppati così rapidamente.” É senz’altro un grande riconoscimento della tua importanza nella crescita del jazz finlandese.


JA: Beh, non so che dire… Sono gli altri che devono giudicare. Noi abbiamo grandi scuole di jazz e la loro importanza è stata enorme. Personalmente, non ho mai insegnato moltissimo, ho avuto pochi studenti nel corso degli anni. Ma, ovviamente, tutti hanno potuto ascoltare i miei dischi. Chissà, forse posso rappresentare una figura paterna per alcuni, ma sono piuttosto io a ritenere di avere avuto dei punti di riferimento importanti per me e per il mio pensiero musicale. Sono stato fortunato, devo dirlo, ad aver potuto lavorare a lungo con persone come Henrik Otto Donner, Heikki Sarmanto e, soprattutto, Edward Vesala nei suoi ultimi anni di vita.



JC: In Strings Revisited, tu ed Henrik Otto Donner avete reinterpretato Strings, un vostro progetto del 1976. Quale è stato il punto di partenza del progetto e come avete lavorato sul materiale?


JA: L’intero progetto di Strings Revisited era in origine un’idea di Henrik Otto Donner che risale al 1976. Come afferma Otto nelle note di copertina di Strings Revisited, non avrebbe avuto senso rifare il disco esattamente nello stesso modo, in quanto siamo diversi come persone, abbiamo altre visioni estetiche, altre idee, siamo diversi fisicamente. Ci sono pochi brani del vecchio lavoro e diverse nuove composizioni nel disco e i brani vecchi sono stati totalmente riarrangiati per il nuovo lavoro. Non posso paragonare tra loro questi due lavori. Non ho ascoltato Strings per vent’anni e, in questo modo, realizzare Strings Revisited è stata un’esperienza del tutto nuova e particolare. Anche in Strings c’era un trio ed era molto importante la presenza di Sabu Martinez alle congas. Nel nuovo lavoro non ci sono congas e per quello che riguarda il trio, il ruolo del basso è decisamente più importante: Reggie Workman ha fatto degli assolo di contrabbasso che nella precedente versione non c’erano, in Strings il trio aveva un ruolo più defilato.



JC: Tu registri per la TUM Records. Un lavoro davvero elegante e il package dei cd è molto raffinato: i quadri scelti per le copertine, booklet ben fatti e significativi.


JA: La produzione musicale è davvero preparata e lavora in modo attento ed efficace. Petri Haussila ha fatto un grande lavoro su tutto il catalogo sia dal punto musicale che da quello visivo. Io spero in una distribuzione mondiale per la TUM, soprattutto perchè sono dischi realizzati con qualità. In massima parte si tratta di musica finlandese ma questo non è un dato esclusivo. Con un catalogo di sedici titoli, la TUM è ancora una piccola etichetta, ma senza nessun dubbio un’etichetta di qualità. Sicuramente sarà molto difficile passare dal piccolo mercato finlandese a una dimensione più estesa, più globale.



JC: Qual è il tuo pensiero sulla scena jazz finlandese?


JA: Al giorno d’oggi, è una scena fantastica, con moltissimi musicisti giovani dotati di un fantastico talento, che escono fuori ogni momento. Abbiamo ottime scuole e insegnanti validissimi in Finlandia. Così per quello che riguarda il livello musicale, il jazz finlandese ha un grande potenziale internazionale e abbiamo diversi musicisti di livello, di classe indiscussa. Ma è una lotta continua per i pochi posti dove esibirsi e per avere maggiori supporti dagli enti pubblici… inoltre la musica commerciale e i reality show prendono tutto lo spazio nei media. Molta più gente amerebbe il jazz se solo potesse conoscere questa musica e gli artisti che la suonano. Come ho detto, diventa difficile far conoscere al mondo questi ragazzi perchè il mercato locale è troppo ridotto. Pensate solo a questo: la popolazione finlandese non raggiunge i cinque milioni e mezzo. La Finlandia ha una superficie maggiore dell’Italia ma c’è un’enorme differenza di popolazione.