Jazzinforte 2010.

Foto: Fabio Ciminiera









Jazzinforte 2010.

Forte Prenestino, Roma


Portare il jazz all’interno di uno dei centri sociali storici della capitale, il Forte Prenestino. La prima edizione di Jazzinforte si è svolta dal 22 gennaio al 2 aprile 2010 e, per conoscerne più da vicino obiettivi e sviluppi, abbiamo intervistato in occasione del concerto conclusivo tenuto dagli Spirale, il chitarrista Nicola Puglielli e Massimo Megale, alias Massimino, che hanno curato la direzione artistica della rassegna insieme a Valentina Pettinelli.


“In qualche modo, una rassegna simile, concepita in questa maniera, è una novità per il Forte. Anche se all’inizio, avevamo fatto alcuni concerti jazz con un gruppo della zona, ricorda Massimino. Negli anni la proposta musicale si è diversificata perché l’idea di fondo era quella di allargare il più possibile il pubblico e portare all’interno del Forte quanti più linguaggi. Portare il jazz qui dentro, credo sia anche naturale in quanto è un linguaggio che nasce dal basso, dalla voglia di differenziarsi rispetto all’omologazione culturale, nonostante si tenti sempre di imbrigliarlo in contesti più formali.”


Jazzinforte nasce da un rapporto tra il Forte e Nicola Puglielli, instaurato negli anni grazie alle esibizioni con gli Hot Club de Zazz. “Abbiamo suonato diverse volte qui, anche in occasione del Primo Maggio. Alla fine dello scorso anno, Massimino mi ha chiamato per dirmi che al Forte avevano pensato di dar vita a una rassegna jazz: sono venuto qui e poco alla volta abbiamo iniziato a lavorare a Jazzinforte.” Il programma della rassegna si è mosso in maniera varia e anche eterogenea verso le diverse anime del jazz odierno. “Una scelta ampia, ma con dei fili logici. Da una parte, abbiamo voluto permettere alle persone di sentire le varie istanze del jazz, anche con un intento propedeutico, sempre con la chiave del divertimento. Abbiamo cercato di evitare il manierismo, le cover e la subordinazione al modello del jazz statunitense, per mettere in evidenza la ricerca e l’originalità. Nell’insieme i gruppi hanno offerto un panorama del jazz di oggi.”


Massimino pone l’accento sul rapporto tra la città e il Forte, una delle chiavi forse più significative per gli organizzatori. “Nelle varie serate, il pubblico romano del jazz si è avvicinato al Forte e ne è rimasto piacevolmente colpito, tanto da ringraziarci per aver offerto loro un nuovo spazio per ascoltare musica. Viceversa, posso testimoniare di persone che non avevano mai ascoltato un concerto jazz che, anche per come è stata presentata la rassegna, si sono incuriosite, hanno apprezzato e non hanno mancato più un appuntamento.”


La rassegna è stata caratterizzata dalla presenza di due gruppi in ciascun appuntamento. “Ogni serata ha avuto il suo tema, spiega Puglielli. Jazzinforte si è aperto con il concerto in piano solo di Rita Marcotulli e degli Hot Club De Zazz, a tracciare una sorta di via europea al jazz; poi siamo passati al bop con Giuseppe La Spina Trio e Pino Sallusti Group e al Brasile con Duality e Eddy Palermo Samba Jazz Trio.” Altre due serate si sono rivolte alle sperimentazioni con il Gwis Trio e Yon e con il Nabla Ensamble e il trio di Pasquale Innarella. La serata conclusiva, dedicata alle contaminazioni etniche e progressive con Spirale e Hot Tune, ha visto presenti sul palco solo la prima formazione, con la riunione della storica band formata da Giampaolo e Michele Ascolese, Giancarlo Maurino, Giuseppe Caporello e Gaetano Delfini.


“L’idea era quella di offrire spazi meno formali, riprende Massimino. E per fare questo abbiamo investito nella ristrutturazione di questa sala, che era una vecchia sala da concerti del Forte, che negli ultimi anni non era stata utilizzata a favore di un palco più grande e di una sala più capiente. Abbiamo ristrutturato questo spazio con un trattamento acustico ed estetico, per far si che ci fosse un suono piacevole per i musicisti e per chi ascolta: io in particolare, sono fonico di professione e abbiamo lavorato in modo profondo in questa direzione. C’è stata anche l’idea di percorrere nuove strade espressive all’interno del Forte: in questo modo possiamo aprirci anche a progetti molto interessanti che però non hanno un seguito di migliaia di appassionati da riempire la sala grande.”


Le motivazioni del programma si sono intersecate con gli obiettivi delle persone che hanno lavorato alla rassegna, come illustra Nicola Puglielli. “La prima cosa era quella di trovare e adattare uno spazio al jazz: Massimino e gli altri ragazzi hanno lavorato, e bene, fino all’ultimo per mettere i pannelli, per rendere la sala adeguata alle dinamiche e ai suoni di questa musica. Valentina mi ha aiutato moltissimo per l’ufficio stampa e la scelta dei protagonisti. Il punto vincente della Jazzinforte è stata la mancanza di ogni tipo di intermediazione: un biglietto di soli 5 euro per poter vedere due gruppi, un posto dedicato e ben attrezzato per la musica. Il Forte ha aperto le porte alla città e la città ha risposto: non bisogna essere per forza alternativi, ma abbiamo offerto qualcosa di concreto e abbiamo creato una situazione di estrema vicinanza tra musicisti e pubblico e questo è stato apprezzato da tutti.”


“L’esperimento è riuscito, conclude Massimino: abbiamo ricevuto moltissime proposte di gruppi che vogliono suonare da noi e le persone hanno voglia di ascoltare della musica che abbia anche qualcosa dietro, dove si senta la presenza dei musicisti.”