Roberto Cecchetto – Mantra

Roberto Cecchetto - Mantra

Parco della Musica Records – MPR 024 CD – 2010




Roberto Cecchetto: chitarra

Francesco Bearzatti: sax tenore, clarinetto

Luca Bulgarelli: contrabbasso

Ivo Parlati: batteria






Il confine sottile tra scrittura, disposizione di atmosfere e toni, improvvisazione libera è il nucleo intorno al quale si svolge Mantra: Roberto Cecchetto, titolare del progetto e compositore di tutti i brani, assembla una formazione particolare, quasi del tutto inedita, con musicisti provenienti da percorsi differenti come Francesco Bearzatti, Luca Bulgarelli e Ivo Parlati.


A seconda dei diversi ascolti e della propria disposizione si scoprono linee e direzioni: il groove, la ricerca sonora, le derive libere e sperimentali, le destrutturazioni, l’accostamento delle voci. Sono tutti tasselli di un mosaico realizzato in maniera estremamente variegata: Cecchetto fa convergere in Mantra possibilità diverse con l’idea di lasciarle reagire tra loro e vedere cosa scaturisce dagli incontri e dagli scontri messi in atto. Dall’apertura libera e aggressiva di Mental disorder alla chiusura di Hungry and foolish, dove la linea pacata di Bearzatti si inserisce tra le maglie di una ritmica drum’n’bass, il chitarrista disegna un percorso che non teme di confrontarsi con i toni dolci e malinconici di una ballad come Inside view o con le reminiscenze – pur sghembe e rivisitate – del dixieland di Downshifting o ancora con le atmosfere cupe e spigolose di No Junk e Unsolved balance – tracce in cui la formazione manifesta il proprio sguardo al rock più duro e al punk.


Il flusso sonoro diventa libero in diverse circostanze e in maniere differenti. La rarefazione di Mantra e l’esplosività di Rat Race sono gli estremi di un discorso che accoglie come parte fondante l’improvvisazione, intesa come rapporto tra le linee e le espressioni intime degli strumenti, come convergenza delle personalità dei musicisti coinvolti. E, per quanto siano passaggi destrutturati o informali, l’abilità di Cecchetto e dei suoi musicisti è quella di riuscire a non perdere mai il senso dell’equilibrio generale delle atmosfere e a non spingersi mai oltre il dovuto: di volta in volta evocativo, espressionista o descrittivo, il filo di Mantra difficilmente diventa ridondante o sclerotico, ma trova sempre una via di uscita, uno sviluppo utile per gli interpreti e gli ascoltatori.


Dal punto di vista delle sonorità, un aspetto significativo del lavoro è il confronto tra la ricerca sonora di Cecchetto e Bearzatti: un incontro tra elementi acustici ed effetti sempre in grado di scaturire muovi elementi e di suggerire strade per la risoluzione dei diversi episodi. La ritmica si dispone sulle atmosfere delle tracce e delle evoluzioni dei solisti, in un ruolo oscuro quanto efficace nel sostenere in maniera fluida e sempre presente tutte le direzioni intraprese dal quartetto: un lavoro estremamente accurato e tale da permettere, come si diceva anche in precedenza, di mantenere sempre salda la guida dei brani e delle atmosfere.


Il quartetto affronta le tracce di Mantra con grande intensità e energia espressiva, un dialogo sempre aperto tra i musicisti e il materiale proposto, reso equilibrato proprio dalla ricerca di spunti di convergenza delle quattro diverse personalità.