Finnish Jazz. Intervista. Markku Ounaskari

Foto:










Intervista a Markku Ounaskari


Recensione a Kuàra

Review to Kuàra

Un viaggio alle radici musicali più profonde della sua terra, la Finlandia; questo alla base del nuovo progetto musicale del batterista Markku Ounaskari. Pubblicato dalla prestigiosa etichetta ECM, Kuàra si è da poco aggiudicato l’Emma Award, l’equivalente finlandese del Grammy Awards come miglior disco dell’anno, oltre ad un vasto consenso di critica. Un successo raggiunto anche grazie al prezioso apporto creativo dei suoi compagni di viaggio: il giovane pianista Samuli Mikkonen e il veterano trombettista norvegese Per Jørgensen. Un lavoro evocativo ed affascinante che il leader del progetto ci ha raccontato.



Jazz Convention: Iniziamo con il significato della parola che dà il nome a questo album: Kuàra.


Markku Ounaskari: Kuàra è una parola di origine udmurta che significa suono.



JC: Come è nata l’idea di questo viaggio alle radici della musica finlandese?


MO: Io e il pianista Samuli Mikkonen, siamo da anni interessati alla nostra tradizione folk, ed ho spesso suonato in diversi progetti incentrati su questo tipo di musica. In questo momento sto suonando nel progetto Starflowers con la cantante e musicista norvegese Sinikka Langeland e in un altro con la cantante svedese Lena Willemark. In generale, penso che nel jazz europeo uno degli aspetti più influenti siano state proprio le nostre radici folk. A cominciare dagli anni ’60 hanno determinato un nuovo modo per trovare una voce più personale che ci affrancasse dall’influenza dei musicisti americani. Sento la musica proveniente da Karelia, Vepsia, ed Udmurtia molto vicino a me. Come forse sai, noi finlandesi siamo un misto di popolazioni scandinave e slave dell’est Europa. Per questo trovo l’aspetto malinconico, ma non depressivo, della musica slava molto affascinante. Le semplici e belle melodie che le appartengono rappresentano una naturale e ispirante base sul quale improvvisare. È una musica che sentiamo profondamente dentro di noi.



JC: Puoi spiegarci esattamente da dove questa musica proviene geograficamente e storicamente?


MO: Per i finlandesi la Karelia è sempre stata una importante fonte di ricerca delle nostre radici culturali. Importanti figure finlandesi, dal compositore Jean Sibelius al pittore Akseli Gallen-Kallela hanno tratto profonda ispirazione da questa terra. Sia la Karelia che la Vepsia si trovano sul confine est della Finlandia e sono ora in parte in territorio russo. La Udmurtia è invece collocata molto più ad est, vicina alle montagne Urali della Siberia. Questa terra è strettamente imparentata alla nostra e parliamo una lingua molto simile. La musica appartenente a questi luoghi è di carattere prevalentemente vocale, basata su poesie e lamenti e possiede un suono molto personale.



JC: Quali erano le attività sociali e religiose in cui questa musica veniva suonata?


MO: La musica aveva quasi sempre una funzione religiosa, pagana in questo caso. La gente pregava, cantando richieste di un futuro migliore alle proprie divinità. I brani scelti per questo album sono una recruit song, usate in tempo di guerra; due canzoni da matrimonio, che riproducono i lamenti di una madre che perde la propria figlia, e una ninnananna.



JC: Quali erano gli strumenti originariamente associati a questa musica?


MO: Gli strumenti tipici erano il kantele, uno strumento dotato di cinque corde, e un tamburo da sciamano. Ma principalmente si trattava di musica vocale.



JC: Che tipo di ricerche hai seguito per realizzare questo progetto e quali sono state le tue fonti?


MO: Come detto precedentemente io e Samuli abbiamo una lunga storia di frequentazione con la musica folk. Il nostro, quindi, è materiale raccolto nell’arco di tanti anni, ascoltando registrazioni originali e ricercando in vecchi archivi e biblioteche.



JC: Il viaggio procede a ritroso fino alle sue radici russe, sottolineato dalla presenza di una composizione di Mironisitsky, un compositore russo di musica liturgica, ed un salmo. Qual è la connessione tra la musica finlandese e quella russa?


MO: Anche questo aspetto è dovuto alla componente esteuropea presente nella nostra cultura. La città di San Pietroburgo è stata strettamente collegata al popolo finlandese per lungo tempo. Abbiamo subito il dominio russo per un secolo. Un buon esempio è il fatto che mio padre è per metà di origine russa. Sono cresciuto ascoltando e vivendo la musica e la cultura ortodossa.



JC: Come batterista qual è l’aspetto ritmico di questa musica che ti ha affascinato di più?


MO: Forse è proprio la mancanza di un pulsazione ritmica regolare al suo interno. Sono molto interessato a cercare nuovi modi di suonare il mio strumento in maniera “orizzontale”. D’altro canto i ritmi di base, quando esistono, sono molto spesso tempi dispari come il 5/8 o il 7/8. Un aspetto che trovo molto interessante.



JC: Trovandosi a suonare l’unico strumento armonico del gruppo, il pianista Samuli Mikkonen ha sicuramente giocato un ruolo importante nell’arrangiamento dei brani. Come è stato sviluppato questo processo partendo dai pezzi originali?


MO: Tutti i brani sono stati scelti insieme a Samuli e gli stessi arrangiamenti sono stati effettuati da entrambi. Certo, è lui ad avere il controllo dell’armonia, cosa che gli conferisce la possibilità di alterarla estemporaneamente. Tuttavia abbiamo cercato di mantenere i brani il più possibile aperti. Fondamentalmente usiamo le splendide melodie di questa musica ma il resto, come suonarle, a chi tocca farlo, decidere quello che succederà prima o dopo; quello è molto variabile. In concerto eseguiamo delle versioni sempre molto diverse e direi che il novanta percento della nostra musica è totalmente improvvisato.



JC: Il trombettista norvegese Per Jørgensen è un altro fondamentale compagno di viaggio di questo progetto. Quanto è stata decisiva la presenza di questo musicista, esperto frequentatore delle tradizioni folk nordiche?


MO: Per è un maestro unico. Siamo molto felici di averlo con noi. La sua concentrazione in musica è incredibile. Quando suoniamo dal vivo si lascia coinvolgere in maniera totale dalla musica.



JC: Manfred Eicher, fondatore e produttore della ECM, è noto per la profonda attenzione ai dettagli che pone in ciascuna delle sue produzioni. Qual è stato il contributo che ha portato in questo progetto in termini di consigli e direttive musicali?


MO: È la terza volta che lavoro con Eicher e lo considero un privilegio. Possiede un incredibile visione totale della musica. Qualche volta capita che ti segnali un piccolo dettaglio che gli piacerebbe cambiare, altre lascia che siamo noi a cercare la soluzione più giusta. Ma quando si tratta di mettere insieme la scaletta dei brani, credo sia magico.



JC: Quanto credi che questo disco rappresenti un passo avanti nel tuo percorso artistico?


MO: Non saprei, non faccio mai dei piani precisi a riguardo. Cerco solo di seguire le mie idee musicali al meglio, senza pensare se rappresentino un passo avanti o meno. Credo che la cosa più importante sia quella di riuscire a trovare il proprio suono e la propria personalità dentro di sé, e poi provare a seguirla.



JC: Progetti per il prossimo futuro?


MO: In questo momento stiamo girando con la musica di Kuàra. Abbiamo concerti in Europa e in America. Dopodichè inizieremo a pianificare il nostro prossimo Cd. Ho suonato anche nel nuovo disco, di prossima pubblicazione per la ECM, della cantante Sinikka Langeland e un altro è in programma per il prossimo autunno ancora insieme a lei e a Lars Anders. Sempre per la ECM, inoltre, ho realizzato un disco con la pianista finlandese Iro Haarla con il quale gireremo l’Europa.