Geoff Warren – Flute Fables

Geoff Warren - Flute Fables

Tutu Records – Tutu CD 888 234 – 2011




Geoff Warren: flauto, flauto alto, flauto basso, sax soprano








Lo stile di Warren non è la dimostrazione di virtuosismo o semplice autocompiacimento, ma la pura espressione di sé. Si può cominciare ad addentrarsi in Flute Fables, disco in solo di Geoff Warren, prendendo le mosse dall’ultimo paragrafo delle note di copertina – in realtà, un vero e proprio piccolo saggio – proposte nel booklet da Aparajita Koch.


Se, in generale, descrivere quanto accade in un disco significa imbrigliare le note nella più dimensione schematica delle parole, descrivere Flute Fables è un’impresa ancor più ardua.


Il discorso proposto da Warren è ampio. Innanzitutto si apre alle suggestioni provenienti dalle tradizioni popolari e dalla musica colta. Con la stessa intensità entrano nel vocabolario del solista gli accenti del blues e del raga. La forza espressiva si arricchisce della varietà degli strumenti e delle sovraincisioni. Ma tutto questo non varrebbe molto senza il processo di sintesi operato da Warren: gli elementi di partenza vengono amalgamati, fusi, ripensati, guardati da ogni possibile prospettiva. Le diciassette tracce di Flute Fables scorrono perciò su un filo narrativo saldo, unitario: passaggi orchestrali e lirismi solitari si alternano senza strappi. Il merito di Warren è soprattutto nel riuscire a dare continuità al flusso sonoro senza ricorrere ad espedienti semplicistici, senza rincorrere necessariamente la melodia.


L’attenzione al suono del flauto, alla ricchezza dei colori, alle espressioni e alla loro capacità di trasmettere emozione, invece, è costante per tutto il disco, nota dopo nota. Ed è questo il perno intorno al quale ruota tutta l’economia del lavoro di Warren. Sono i suoni, le loro combinazioni – sia nelle sovrapposizioni e nelle costruzioni di insieme che nella successione dei momenti – a rendere vivo e coerente il discorso, a sottolinearne le intenzioni e le finalità. E i suoni coprono uno spettro ancor più ampio con la voce, il tamburellare sui tasti, il controllo e l’utilizzo del soffio e, ancora, l’alternanza di suoni puliti e artefatti, sia in modo naturale che elettronico. Ricco e voluttuoso lo definisce ancora Aparajita Koch e coglie nel segno, ponendo l’attenzione sul grande lavoro prodotto dal flautista nel trovare la giusta soluzione per ogni passaggio.


Naturalmente, la ricerca passa anche attraverso alcuni momenti squisitamente melodici, come viene naturale per uno strumento solista come è il flauto. E’ vero, come si diceva in precedenza, che Warren non cerca necessariamente la melodia, la linea semplice come rifugio e come soluzione onnivalente, ma è altrettanto vero che all’interno del disco sono diversi i tratti affidati a composizioni più lineari e sono ovviamente presenti anche improvvisazioni orientate allo sviluppo dei temi o basate su intuizioni melodiche da parte del solista. Questo fatto va sottolineato sia per amor di verità e per non far passare l’idea che Flute Fables sia un disco completamente “espressionista” ma anche per dire, ed è il punto più rilevante, che il lavoro vive di un equilibrio completo tra le tante sue anime: la melodia, il lirismo, la possibilità di cantare sono qualità importanti del flauto e Warren le porta nel novero degli elementi a disposizione, pronto ad utilizzarle non appena il momento sia propizio.


Un racconto, suddiviso in diciassette episodi, animato da cambi di scena e unitario nel suo incedere. Flute Fables riflette sin dal titolo la sua anima avvolgente e affabulatoria: è, forse, con il suono, l’altro filo che corre per tutto il lavoro, sia nelle composizioni strutturate ed orchestrali che nei momenti solitari. Warren riesce in un’impresa tutt’altro che scontata, far dimenticare, cioè, che si tratti del disco in solo – e, per di più, di uno strumento come il flauto – per spostare l’attenzione sul racconto e sulle potenzialità narrative della musica proposta.